In origine, tutte le mura della Chiesa di Sant’Agostino erano completamente intonacate di bianco. Su di esse erano appese quattro tele raffiguranti le 14 stazioni della Via Crucis.
Ricostruire la storia di questa antica chiesa non è semplice, poiché le fonti e i documenti giunti fino a noi sono piuttosto limitati.
La costruzione della chiesa risale intorno al 1316, accanto a un convento degli Agostiniani, situato nell’attuale Piazza Sant’Agostino. In quel periodo l’Ordine Agostiniano godeva di grande prestigio: la sua regola fu adottata anche da altri ordini religiosi, soprattutto tra il XIII e il XV secolo.
È quindi naturale che la chiesa fosse dedicata a Sant’Agostino.
Chiesa e convento nacquero nello stesso periodo, condividendo fin dall’inizio una storia profondamente intrecciata.
Il contesto storico in cui sorsero la chiesa e il convento fu segnato dalle continue guerre tra Guelfi e Ghibellini, che coinvolsero anche Bevagna, più volte ceduta, occupata o annessa, fino al passaggio sotto il controllo dello Stato Pontificio nel 1252.
Nonostante l’instabilità politica e militare, si assistette a una significativa rinascita spirituale: numerosi ordini religiosi iniziarono a edificare chiese e conventi, sia all’interno delle mura cittadine sia nelle zone limitrofe.
Tra questi ordini spiccarono gli Agostiniani e i Domenicani, entrambi guidati dalla figura carismatica di Giacomo Bianconi, divenuto poi Beato Giacomo, ancora oggi celebrato il 23 agosto.
Beato Giacomo ebbe un ruolo fondamentale nel ridare speranza a una popolazione stremata dalla guerra, promuovendo la ricostruzione morale e materiale della città. Le abbazie sorte in quel periodo non avevano solo una funzione religiosa, ma rappresentavano anche luoghi di accoglienza, protezione e assistenza per i più poveri e vulnerabili.
Il 15 gennaio 1864, il Comune di Bevagna presentò al Consiglio Provinciale dell’Umbria una richiesta di restituzione dei beni appartenuti agli ex conventi di San Francesco e Sant’Agostino.
Una volta rientrati nella proprietà comunale, questi edifici furono destinati a scopi sociali.
Nel corso del Novecento e fino agli anni Sessanta, l’ex convento di Sant’Agostino fu utilizzato come ospedale pubblico; successivamente ospitò la sede dell’E.C.A. (Ente Comunale di Assistenza).
Oggi, una parte del complesso conventuale è adibita a case popolari.
I frati Agostiniani commissionarono numerosi affreschi, concepiti come una vera e propria “Bibbia illustrata” per il popolo, in gran parte analfabeta. Attraverso le immagini sacre, i fedeli potevano comprendere i racconti e i messaggi della fede cristiana.
Nel Cinquecento furono realizzate nicchie lungo le pareti laterali; nel XVIII secolo la chiesa fu restaurata in stile barocco, con l’aggiunta di cinque altari: uno centrale e quattro laterali.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, il 16 giugno 1944, la chiesa subì gravi danni a causa dei bombardamenti diretti ai ponti sul fiume Timia. Il tetto venne colpito e seriamente danneggiato.
I lavori di recupero iniziarono soltanto negli anni ’50. In questa fase furono apportate anche modifiche strutturali: gli altari barocchi laterali vennero rimossi e le pareti affrescate furono nuovamente ricoperte da intonaco bianco.
La situazione rimase invariata fino al 1982, quando il parroco Don Aldo, spinto da intuizione e curiosità, iniziò a indagare sulle strutture murarie. Rimuovendo con grande attenzione l’intonaco, portò alla luce preziosi affreschi.
Il confronto con altre opere presenti in chiese e abbazie della zona rivelò l’eccezionale valore di queste pitture, che risultarono sovrapposte e appartenenti a epoche diverse:
dal XIII secolo, con affreschi riconducibili alla scuola giottesca, fino ai secoli successivi, tra il XIV e il XVII secolo.
La scoperta diede avvio a una nuova stagione di valorizzazione: studiosi d’arte, restauratori, operai specializzati, associazioni culturali e istituzioni iniziarono a interessarsi alla chiesa. Don Aldo coinvolse anche la Soprintendenza dell’Umbria, ma la carenza di fondi rallentò gli interventi.
Con grande determinazione, il parroco promosse iniziative e raccolte fondi, permettendo la ripresa dei lavori di restauro. Grazie a questi interventi, gli affreschi sono tornati a splendere, restituendo alla chiesa il suo valore artistico e spirituale.
Dal 28 agosto 2025, la Chiesa di Sant’Agostino è affidata alla Confraternita della Misericordia di Bevagna, che ne garantisce la pulizia, l’ordine e l’apertura costante a turisti e fedeli, affinché questo straordinario luogo possa essere ammirato, vissuto e venerato da tutti.
Sant'Antonio Abate: Sulla parete destra della chiesa c’è una nicchia dove è presente una statua che raffigura Sant’Antonio Abate, nato a Eracleopoli nel 251 e morto ad Afroditopoli nel 356. Secondo la tradizione, nel III secolo dopo Cristo, Sant’Antonio fondò numerose comunità anacoretiche in Egitto e visse da eremita nel deserto delle Temeide, affrontando le tentazioni del demonio. Due volte si recò ad Alessandria per aiutare i cristiani perseguitati e per combattere l’arianesimo. Nella devozione popolare, Sant’Antonio Abate è venerato come protettore degli animali domestici e come miracoloso guaritore del cosiddetto “fuoco di Sant’Antonio”. Viene spesso raffigurato come un vecchio con il bastone a forma di T, accompagnato dal porco, dal campanello e dalla fiamma, simboli tradizionali legati alla sua vita e ai miracoli attribuitigli. (Fig.1)
Crocifisso ligneo: Nella Chiesa della Madonna delle Grazie si trovava un crocifisso ligneo del XV secolo, un’opera particolarmente preziosa. Quando fu deciso di trasferirlo nella Chiesa di Sant’Agostino, la Soprintendenza dell’Umbria seguì personalmente il trasporto per garantirne la tutela. Era stata preparata una cassa apposita, ma le braccia aperte del Cristo rendevano difficile inserirlo. Don Aldo, conoscendo la statua, mostrò che gli arti erano pieghevoli. La presenza di queste articolazioni fa pensare che il crocifisso fosse stato concepito per essere utilizzato anche nelle antiche processioni del Venerdì Santo. Nella Chiesa della Madonna delle Grazie non era fissato a una croce lignea, ma appoggiato a una croce dipinta sulla parete, soluzione pratica per gli spostamenti. Era collocato sulla parete sinistra del transetto, sopra uno sfondo a cielo stellato, affiancato da due nicchie raffiguranti la Giustizia e la Pace. Oggi il crocifisso è esposto sul lato sinistro della chiesa di Sant’Agostino, accanto all’affresco dell’Annunciazione.(Fig.2)
Statua lignea dell'immacolata: Sulla parete sinistra della chiesa si apre una nicchia che ospita una scultura lignea policroma di notevole pregio artistico, raffigurante l’Immacolata. L’opera, databile al XVII secolo, testimonia la maestria degli artigiani dell’epoca grazie alla delicatezza dei tratti, alla morbidezza delle linee e alla cura meticolosa delle sfumature cromatiche che caratterizzano l’intera figura. Particolarmente affascinante è il drappo che avvolge la Vergine: si tratta di un panneggio scolpito in legno e dipinto, realizzato in modo da imitare perfettamente un vero tessuto. Le pieghe sapientemente modellate danno l’impressione che il tessuto si muova leggermente, come sospinto da un soffio di vento. Questo drappo, oltre a valorizzare la figura dell’Immacolata, simboleggia purezza, grazia e protezione, rendendo la statua ancora più solenne ed elegante. (Fig.3)
Statua Sant'Antonio Abate(Fig.1)
Statua lignea Crocifisso(Fig.2)
Statua lignea dell'immacolata(Fig.3)